Sogno di una notte di mezza sbornia

commedia in 2 tempi
di Eduardo De Filippo

 

Teatro dei Dioscuri ritorna al grande Eduardo dopo tantissimi anni. Ritorna con un testo simpaticissimo, ma poco conosciuto, su cui ha svolto un interessante percorso di messinscena.
Diversi testi di Eduardo hanno un qualcosa di onirico che li caratterizza, che li contamina e li influenza (dalla famosissima “Non ti pago” a “Le voci di dentro”), o comunque creano l’atmosfera di sospensione tra sogno, pazzia, realtà (“Questi fantasmi”, “Il figlio di Pulcinella”, “Ditegli sempre di sì”). Al sogno, come succede nella più conosciuta “Non ti pago”, è legato anche il gioco del lotto, cifra dello spirito napoletano, che aspira, con un colpo di spugna (fortuna), a cancellare una condizione quotidiana spesso intrisa di insoddisfazioni e frustrazioni.
Pasquale Grifone sogna spesso, sogna Dante, gioca al lotto numeri sognati, aspetta con ansia una grande notizia che, però, non lo farà né ridere né piangere, anzi gli procurerà tutt’e due le emozioni: gioia e dolore. Preso per pazzo o per ubriaco (da ciò il titolo di shakespeariana memoria, ma solo memoria) dalla famiglia, vive la sua vicenda per lui disgraziata, per tutti gli altri fortunata. Come una sorta di Cassandra moderna, è costretto a non godere della fortuna procurata a sé e agli altri, non creduto riguardo alle conseguenze tremende di quella stessa fortuna. Da questa che è l’essenza della vicenda, dalla struttura drammaturgica del testo, scaturisce la classica comicità eduardiana (sarebbe meglio dire tragicomicità).
La regia ha voluto aggiungere alla drammaturgia del testo e dell’attore (con le improvvisazioni, la coralità, i ritmi e i giochi vocali, fisici e spaziali), la drammaturgia della scena. E’ questa la novità più significativa dello spettacolo, che è anche un nuovo percorso di ricerca di Teatro dei Dioscuri: una scena in continua evoluzione sul palcoscenico, non passiva, di semplice arredo, ma vissuta, raccontata, trasformata, adattata, integrata pienamente nella vicenda umana. Come la scena, anche i costumi perdono il carattere accessorio che spesso il teatro tende a dargli, ma riprendono la loro natura di intima connessione con l’attore.

Durata 1h 20' – Cast 13 persone (10 attori, 3 tecnici)

 

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