Uomo e Galantuomo

di Eduardo De Filippo

 

Alberto: “Bice, ma sono tutte verità che mi stai dicendo?” (Atto I).

Lampetti: “Noi continuamente ci troviamo di fronte a gente che non ragiona, e pure non sono pazzi.” (Atto II).

Alberto: “Fortunatamente ho avuto un lampo di genio e mi sono fatto credere pazzo. Questa è la verità.” (Atto II).

Alberto: “Ma io non posso essere messo in libertà…Io sono pazzo”.

Lampetti: “Voi non siete pazzo!”.

Alberto: Io sono pazzo”.

Lampetti: “Voi non siete pazzo e io vi devo mettere subito in libertà”. (Atto III)

Sul sottile filo che separa realtà e finzione, passando attraverso la pazzia (per bisogno/fame o per opportunità/etichetta sociale), si gioca questo testo molto particolare di Eduardo.

Il tema del doppio la fa da padrone: comicità-drammaticità, attori-personaggi; uomini-galantuomini; nobili-plebei; ricchezza-miseria; verità-menzogna.

Personaggi attori e attori personaggi, sani che si fingono pazzi e pazzi che tornano sani, fratelli veri e fratelli finti, madri vere e madri finte, padri legittimi e padri illegittimi si susseguono sulla scena intrecciando, l’una nell’altra, vicende speculari.

…e il “la llà ra llà lì, la llà ra llà là”, necessità prima di Alberto, poi del Conte Carlo, quindi di Gennaro, diventa una sorta di mantra corale … giocoso, scaramantico o liberatorio?

La maschera, che domina la scena, ricorda il continuo sdoppiamento dell’essere umano stesso tra finzione e realtà.

Così il piano luci, così la scenografia vuota-piena che delimita gli spazi fisici e mentali, lasciando comunque intravedere, così la “biancheria artistica” costantemente presente e agita in scena.

Su questo doppio binario si è mosso anche questa volta il lavoro di ricerca di Teatro dei Dioscuri, sospeso a metà tra la tradizione ed il tradimento.

 

Durata h1, 30 – Cast 13 persone (10 attori, 3 tecnici)

 

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