Zanni tra Zanni, Pollecinella e Don Giovanni

Commedia in due atti
a cura di Antonio Caponigro e Francesco Luongo
liberamente ispirata ad A.A.V.V.

 

Le figure di Don Giovanni e di Pulcinella, potenti e contraddittori miti dell’Umanità, hanno radici antiche ed europee.

Don Giovanni è protagonista di testi di vari autori (Tirso De Molina – 1630 – con “El burlador de Sevilla, Perrucci, Molière, Mozart, Rostand, ecc.). Compare sempre, accanto a Don Giovanni, la figura del servitore: ora è il timoroso Catalinon, o Coniglione (Tirso), ora il moralista Sganarello (Molière), ora il complice Leporello (Mozart), ora Coviello (Andrea Perrucci), maschera popolana trasformata in Pulcinella da altri autori.

Pulcinella, ha visto la sua nascita (almeno come documentazione storica) proprio nel 1609, cioè ben 400 anni fa, quando Tiberio Fiorilli calzò per la prima volta la maschera oscura e misteriosa della cultura europea. La figura di Pulcinella, nei secoli, si è trasformata (bassa, alta, magra, grassa, gobbuta, longilinea, con la veste bianca, panna, col cappello rigido, floscio…) fino al massimo splendore con A. Petito, per poi decadere dalla scena e restare emblema della Commedia dell’Arte.

La Compagnia Teatro dei Dioscuri, attraverso un interessante lavoro di ricerca e di contaminatio di diversi autori e diversi testi, è giunta a questa affascinante messinscena che esalta ed equilibra l’aspetto drammatico di Don Giovanni e quello comico di Pulcinella, il teatro in lingua italiana e quello in dialetto napoletano.
La regia parte dal lavoro d’improvvisazione degli attori per esaltare la fisicità dei personaggi, dei due protagonisti e della lunga serie di figure che arricchiscono la vicenda. I due protagonisti vivono in scena una continua complementarietà (la fame di cibo di Pulcinella e la fame di donne di Don Giovanni si trasformano in due forme di erotismo da soddisfare, l’una grassa, l’altra colta) ma anche una contraddizione forte ed esaltante (l’uno plebeo dalla parlata dialettale, legato ai luoghi comuni e alla madre terra, l’altro nobile, dal linguaggio forbito, che va oltre il contingente e gli schemi mentali e si innalza fisicamente verso l’alto).
Il movimento corporeo non è stato lasciato al caso. L’ambientazione barocca suggeriva continue spirali di energia, atteggiamenti di contraddizione fisica che restano impressi nella memoria dello spettatore con l’ultima immagine dello spettacolo.
Pulcinella, figura di zanni, novello Caronte, traghetta Don Giovanni nell’ultimo viaggio; Don Giovanni, artefice del proprio destino, scende negli Inferi e rinasce dalla Terra, zanni egli stesso, in un’eterna ciclicità della storia umana, sempre in contrapposizione e complementarietà tra vita e morte, poiché dove finisce la prima inizia la seconda che poi genera da se stessa altra vita.
Luci, musiche, ma soprattutto ritmo e coralità, fanno dello spettacolo una grande prova d’attore, che affascina e coinvolge continuamente il pubblico, con la provocazione di diversi e contrastanti stati d’animo: le luci, studiate sugli stimoli dell’arte barocca, con i giochi di ombre, bui, barlumi e penombre, mettono in risalto la contraddizione dell’epoca; le musiche nascono dalla ricerca dei ritmi del tempo (popolari e plebei/nobili e tintinnanti) per giungere ad una musicalità fatta di coralità di corpi in movimento, di sonorità sperimentate con la voce e con gli oggetti, oltre che con strumenti semplici e vicini all’ancestrale.
Uno spettacolo coinvolgente, dunque, che va oltre la parola e utilizza i linguaggi extraverbali che più ci sorprendono (musicalità, corporeità, ambientazioni luminose e plastiche).

Durata 1h 40’ – Cast 13 persone (9 attori, 4 tecnici)