Mattia di Pentaprunia

da un'idea di Beppe Barra
testo a cura di Teatro dei Dioscuri
con la collaborazione di Ciro Villano

(tratto da “L'acciarino” di H.C.Andersen e “La vita di Pulcinella” di Octave Feilleut)

 

Quando in quella che fuggì
settimana veritiera
si contò tre giovedì
c'era allora, c'era...c'era...

Lo spettacolo di Teatro dei Dioscuri prende vita, nel bicentenario della nascita di Andersen (1805-1875), dagli spunti autobiografici che si ritrovano nelle fiabe, che contrappongono alla tenace malinconia della vita vera il sogno come possibile chiave di lettura del mondo, e si dipana, attraverso le avventure di Pulcinella, nell'originale proposta di Octave Feuillet, che magicamente vive e palpita nel mondo di Andersen ed interagisce con i personaggi delle sue fiabe, che prendono corpo, passano per il nostro tempo e vanno oltre, in un immaginario futuro di questo nostro mondo.
E' la storia di Mattia, della magia di Galfirius, dell'amore di Deana, di un re e di una regina che lottano per il loro regno, di una mamma alla ricerca del figlio perduto, del consigliere Hantuk, di Pulcinella e dei suoi comici che allietano la corte... Attraverso peripezie, travestimenti, nemici imprevisti, colpi di scena e inevitabile suspence, il nostro eroe si trova a rivivere l'eterna lotta tra il Bene e il Male.
La validità delle fiabe di Andersen risiede nel significato che esse assumono per noi, la loro matrice nell'intenzione dell'autore di voler sostituire al mondo dell'esperienza una sua costruzione di verosimiglianza, che però non diventa mai realtà autonoma; Andersen usò un linguaggio quotidiano ed espresse nelle fiabe pensieri e sentimenti fino ad allora ritenuti estranei alla comprensione di un bambino, attraverso le vicende di re e regine, storici o leggendari, ma anche di animali, piante, creature magiche e persino di oggetti.
Octave Feuillet ci mostra un Pulcinella arguto, fine, dalle mille idee e soluzioni, che va a fondersi in modo originale con il soldato protagonista della fiaba di Andersen “L'Acciarino”.
La scrittura del testo è avvenuta con l'intenzionalità di dare ai diversi tipi di pubblico, dai ragazzi agli adulti, attraverso diverse chiavi di lettura, una storia compatta, completa, che unisce mirabilmente la fiaba e la farsa, la cultura danese, quella francese e quella partenopea, il linguaggio magico e quello pratico fino a giungere ai “colpi di scena” a cui (contrariamente a quanto si crede) tutti noi siamo abituati dai cartoons e dalla TV.
La regia ha voluto mantenere nella messinscena un'ambientazione tardomedievale, curando i costumi e le scenografie non in modo archeologico, giocando sull'essenzialità della scenografia, pur con una forte connotazione, sulla tridimensionalità spaziale della recitazione, sulla caratterizzazione dei personaggi e delle diverse situazioni che si succedono, sui cambi scenici eseguiti a vista dagli stessi attori, nell'ottica di una rilettura, quindi di un necessario tradimento, senza alcuna irriverenza, della tradizione fiabesca.

Durata 1h 30' – Cast 9 persone (5 attori, 4 tecnici)